3 dicembre 2008
Citizen journalism… modello Rai
Questi giorni Rai 1 (tg compreso) ci martella con quella che spaccia per un’assoluta novità: invitare i telespettattori a mandare alla redazione i propri servizi giornalistici, con la promessa che saranno trasmessi in tv. Magari ispirato dalla Current Tv di Al Gore, Gianni Riotta vorrebbe avvicinare il Tg1 alla gente, sulla falsa riga del citizen journalism, o giornalismo partecipativo. E qui casca l’asino. Perchè il valore aggiunto del giornalismo partecipativo è soprattutto l’assenza di filtri, di intermediari, di redazioni (come quella del Tg1) che si frappongano tra l’autore del servizio informativo e il suo pubblico. Se i video sono selezionati dal direttore, o da chi per lui, il senso della cosa viene a mancare, la verità “suggerita” rimane quella imposta dalla linea editoriale. L’unico risultato che si ottiene è una brutta copia di Paperissima o del Gabibbo di Striscia la Notizia.
Molti altri hanno tentato questa strada. Basti pensare alla citata Current Tv o al sito coreano Ohmy News, ma si tratta, a mio avviso, di una sorta di addomesticamento o di utilizzo edulcorato del citizen journalism. Non è un caso che si cominciò a parlare di questo fenomeno ai tempi della prima guerra in Iraq e tornò in auge, in seguito, subito dopo l’attentato alle Torri Gemelle. Sono stati, infatti, i weblog dei soldati e di altri testimoni oculari a rappresentare il primo caso mondiale di giornalismo partecipativo: le verità che raccontavano fecero scalpore perchè si contrapponevano a quelle ufficiali, embedded.
Ho avuto modo di approfondire il tema qualche anno fa, mentre lavoravo alla tesi di laurea. Conversando con alcuni giornalisti blogger, chiesi loro perchè impiegassero parte del loro prezioso tempo a scrivere su internet, dato che loro l’accesso al pubblico ce lo avevano già, attraverso le pagine dei giornali per cui lavoravano. Sospettavo con malizia che la motivazione fosse legata semplicemente alla vanità, al desiderio di apparire. La risposta che mi diedero mi colse in contropiede. “Il blog è come un giornale, – mi dissero -ma con una sostanziale differenza: nessun direttore fra i piedi”.




il potere dei blog è enorme, anche se si discute molto sul fatto che le notizie che si leggono sui blog semmai non sono attendibili come quelle dei giornali…ma chissà…
commento di betta — 5 dicembre 2008 @ 15:14